Buonanotte Vita!

Una notte come tante, notte d’autunno ancora col sapore sulle labbra della estate oramai andata e sulla pelle i primi brividi di un inverno che sembra lontano e pur così vicino. La prima nebbia, a banchi, la osservo dalla mia finestra, l’alone che produce alla luce dei lampioni, la strada umida e solitaria… ore 1.00 e non dormo.
Guardo la luna, tonda, opaca e sospiro.
Buonanotte Vita, ti aspetto domani! Porta un buon sonno a chi sonno anela e non ha.
Buonanotte Vita, concedi un sogno da sognare e forza per realizzare a chi sogni ormai non ha, neppure nel cassetto più segreto della madia.
Buonanotte Vita, concedi ad ogni donna che dorme sola nel suo letto ancora una speranza nel cuore, credendo ella di avere spento la fiammella dell’ ardor di passione, dopo che l’ultimo suo uomo è andato defilando dalla porta.
Buonanotte Vita, aiuta nei suoi passi brancolanti ogni uomo che riconosce Amore quando amore non c’è più, perché l’ha umiliato, deriso, sminuito e colpevolizzato mentre a lui donava una guancia e l’altra insieme per un ultimo bacio… e le labbra ancora.
Buonanotte Vita, socchiudi amorevole gli occhi di ogni bimbo che stanotte non ha avuto in dono la lettura della favola che concilia i suoi sogni… lui aveva diritto alla fiaba ed ai sogni per vivere da bimbo e diventare un buon adulto. E qualcuno lo ha derubato del suo diritto d’essere fragile, piccola creatura da proteggere.
Socchiudo la finestra, l’umida nebbia vuole invadere la stanza ma non lo consento. Tiro la bianca tenda ed il buio è con me. Raggi di luna filtrano dalla persiana e rischiarano il mio letto.
Buonanotte Vita, dona amore al mio cuore, luce alla mia strada e riaccendi la fiammella della passione nel mio vivere cercando.
Accarezzo la fronte ed il capo bruno del mio bambino… lui dorme ed io sorrido.
Buonanotte a te ragazzo mio.
Che Dio ci protegga, tutti.

«nella vita nulla ritorna tranne i nostri errori»

Credevo che, invecchiando, mio padre andasse rafforzando i lati peggiori del suo carattere. Invece era la malattia che agiva su di lui. Destino, non direi: è stata solo sfortuna Osservo il mio anziano genitore ferito da un dolore inguaribile, segnato dallo stigma di una malattia degenerativa, sconfitto dall’Alzheimer e da una parkinsonite che hanno preso possesso di lui, isolato nello stato confusionale in cui lo relega la demenza, e noto in me rinnovata la dignità di un padre. Cerco di controllare quel senso di perdita, che peraltro ho sempre avuto nei confronti della figura di “padre” vissuta in lui, che mi pervade quando lo osservo, quando lo ascolto mentre si tormenta nel riconoscere la realtà fisica che lo circonda, pervaso dalla sola memoria nitida di un remoto passato, mentre nebulosamente cerca un ricordo recente che gli sfugge quanto più cerca di afferrarlo. Cerco di controllare il bisogno di sostenerlo, di prenderlo in braccio quando barcolla, a volte cadendo pure, perché i tremori vincono quel suo fragile e nervoso corpo preda ormai degli anni e della malattia. Ancora sono la sua figlia adorata (anche se nel mostrare e vivere le affettività non è mai stato un granché), eppure ogni giorno guardo quegli occhi che hanno sempre più lo sguardo tipico della demenza, per cercarmi e ritrovarmi nella sua mente, sgomenta di scoprire che, una mattina, potrebbe non riconoscermi più.
Non riconoscersi più.

FINE

Inafferrabile a volte il destino,
sfugge incontrollabile,
scivola ogni pensiero felice
avanza un singhiozzo dell’anima
sensazione di spazio infinito
alterabile la mente in percorsi inevitabili,
come potrebbero essere evitate le solite parole,
i soliti inganni, le inutili promesse, le false risate,
gocce di pioggia che si fermano su di un vetro
e tremano giù ,
gocce di rabbia che si fermano tra le pieghe di una canzone
e non ne escono più,
avrei bisogno di un tramonto
avrei bisogno della luna
avrei bisogno di qualcosa che è poesia
avrei bisogno di un oceano in tempesta
avrei bisogno di una parola, solo una…
Fine
Per poi iniziare daccapo con inchiostro di sole

Ogni tanto

Immagine

Ogni tanto ho bisogno di farmi un po’ di male
per sentire col dolore ancora vita, in me.
Ogni tanto ho bisogno di bere un sorso di veleno
perché il suo effetto sia meno venefico, in me.
Ogni tanto infliggo tagli alla mia pelle con un bisturi taglienti
perché solo vedendo il sangue sgorgare
so che ancora scorre caldo e tiene in vita me.
Ogni tanto sento l’eco del mio cuore lontano,
ancora adeso ad un amore che non dimentica.
Ogni tanto sento una voce che sembra richiamare me
ma forse mi sbaglio, solo sembra.
Eppure è quel che avrei voluto sentire
che quella voce chiamasse solo me,
il mio nome.
Ed ogni tanto mi faccio del male ancora pensando…
come se ne avessi bisogno per sentirmi viva, ancora.

Ogni tanto, ma sempre più di rado,
penso a te.
Non più a noi, ma a te, a come sei ora,
ti immagino,
a come eri,
mi ricordo.
Il tempo imbianca ma non scolora
le immagini che ho di te
ed il sentimento che provo
separando cuore da mente.
Pelle e ragione.
Ti amerò sempre
perché il bene provato non si dimentica,
non passa via in una folata di vento.

(Ogni tanto la mia mente vola verso te,
raggiungendo un mondo ormai sepolto
Ogni tanto mi permetto di incontrarti e di parlarti
in quei sogni dove noi viviamo e ancora ci amiamo.)

Chekirov_Tender_Passion_D-PLA-TC1030

Sulle labbra dischiuse s’appoggiano

2585_Foto_661

Passano gli anni e ancora ci penso.
Quel che è stato, di bello e di brutto, è parte di me.
Calcificato.
Ciò che non più m’appartienesono le emozioni.
Lui le ha portate via con sé:
una voltata di spalle
e mi son ritrovata
incapace di amare ancora,
di emozionarmi ancora.
E ci penso, mai come in una notte così come questa:
sigarette ed un televisore acceso,
un calice di bianco gelato
ed il cuore che trema di rabbia e nostalgia.
Non manca lui, ciò che era e che è stato
brucia di più sul cuore che sulla pelle.
Eppure ancor mi capita,
mentre mi giro nel letto,
di cercare un corpo caldo,
la pelle conosciuta ed il suo odore.
Mi ritrovo abbracciata al cuscino
con gli occhi asciutti e spenti…
Sulle labbra dischiuse s’appoggiano
parole non dette
pensieri lontani
desideri congelati.
E baci non dati…
ne mai più ricevuti.
La paura di non sapermi abbandonare
Irrigidisce me.

Il mare in me

Tempo da lupi, si sarebbe detto.
Vento, pioggia, nubifragio a sferzar
quel che resta di un giorno
…. sera…
Autostrada intrisa d’acqua e guido piano.
Musica mi accompagna
e vengo e vado
… da te…
tra note scomposte,
di oggi, di ieri
… di mai…
Parole… silenzi… parole…
Le mani non si toccano,
le labbra si sfiorano, si bagnano
ed urla il vento e bagna la pioggia
e lontano ma vicino si vede il biancore del mare.
Batte, incalza, ribolle, s’infrange
Io e te…
il mare in tempesta
il vento, la pioggia ed ancora
io e te…
Lì, protesi, quasi oltre il parapetto,
La pioggia s’insinua tra capelli e collo
il vento schiaffeggia e scompiglia
e noi lì a rimirar il mare e la sua energia.
Un brivido freme, l’eccitazione corre
giù dal basso, su per la schiena.
Un’onda si gonfia: eccola arriva!
si schianta con tutta la sua forza e muore lì,
su scogli inerti, quasi indifferenti,
mentre una goccia di mare piove sulle mie labbra
ed assaporo il dolce e salato del mare in me.

Noi che non sappiamo non amare (oltre ogni convinzione a resistere alla tentazione)

13177091_10209179987367100_3769114578313708400_n

Ci innamoriamo di parole che ci vengono donate come carezze,
perché si è sempre bisognosi di una carezza.
Ci lasciamo affascinare da sogni suggeriti da descrizioni dolci e gentili,
perché senza sogni inutile è vivere e senza modi gentili il cuore calcifica.
Ci lasciamo convincere a spalancare la porta del cuore
che avevamo lasciata socchiusa,
perché noi non sappiamo non amare,
oltre ogni convinzione a resistere alla tentazione.
Amore, benedetto amore!
Amore che mi pervade e mi toglie il fiato per quanto mi coinvolge
…. mi travolge!
Amore, maledetto amore!
che mi strozza l’anima quando non lo sento con me
… mi uccide!
Amore… Amore… Amore!
tormento e solitudine, silenzi e parole riversate
carezze fatte nel buio della notte quando dormi e non sai
ed al sonno tuo confido confessioni d’amore
che vorrei da te per vivere.
Lacrime mal celate che scorrono e diventano singhiozzi,
impotenza di essere e divenire.
Pazzia di un bisogno bruciante che ora esplode in me
e lacrime ora scorrono senza vergogna.
Quel sogno mi sottrae la vita, che non sento più mia,
quel sogno d’essere amata da un uomo senza condizioni
quel sogno che oramai imprigiona le mie ali tarpandole.
Frammentata, disperdo me nel vento impietoso
ogni cosa di me se ne va in questo amore che non vuole me

Il vento gioca coi miei capelli, si rincorrono sogni ormai svaniti.
Le foglie animate formano cerchi intorno a me.
L’aria diventa pungente, si scaglia contro la mia persona
mi penetra negli occhi. Una lacrima scende a solcarmi una guancia,
fa freddo per strada, non c’è più nessuno, solo io ed il vento.
D’improvviso la quiete, sento l’aria accarezzarmi, ora.
Non è più freddo, non è più pungente, non mi irrita più gli occhi.
…allora, perché continuo a piangere?
Una stella brilla solitaria in una notte fredda e malinconica.
Una Luna immobile osserva la Terra:
lei, inesorabile, continua il suo movimento cosmico.
Una ragazza dorme, sogna il suo perduto amore.
Un raggio di Luna illumina il suo volto, carezza di una madre,
una lacrima brilla sulla guancia arrossata, testimone di un dolore d’amore.
Una vita come tante, una storia come tante.
Ed il vento continua ad agitare le foglie
Par che accada così,
Quel “tanto” che aspetti, una vita intera.
Poi succede, d’improvviso, da non sembrare vero.
Scritto nel Destino,
oppure cercato nel mondo degli uomini, chissà…
quando accade, dopo è niente più.
Se deve essere, dunque sia!
Non facile, lineare quel tanto che basta
per un pizzico di felicità a rinfrancar due cuori.
Amore!

NOMI

nomi

Ci sono nomi e nomi tra tanti del calendario.
Ci sono nomi appropriati alla persona, altri, invece, del tutto inappropriati.
C’è un Antonio che già t’aspetti la faccia che ha
e conosci una Camilla che può sorprenderti con la sua determinazione mimetizzata da tanta educata mitezza.
Già, forse è tutto qui, il carattere dentro un nome, il destino in un nome scelto da altri ma che devi portare malgrado te.
Nomi, persone… mi viene in mente Giulietta ed il suo Romeo
“Oh Romeo, Romeo perché sei tu Romeo?…”
un destino crudele legato ad un nome, la vita piuttosto che la morte se invece di quel nome, di quella famiglia, Romeo fosse nato altrove.
Eppure lo sai quando un nome ha il suo stampo dentro te, a caratteri indelebili, cubitali:
Quando lo pronunci sai che è la fine di tutto.
Oppure l’inizio.