«nella vita nulla ritorna tranne i nostri errori»

Credevo che, invecchiando, mio padre andasse rafforzando i lati peggiori del suo carattere. Invece era la malattia che agiva su di lui. Destino, non direi: è stata solo sfortuna Osservo il mio anziano genitore ferito da un dolore inguaribile, segnato dallo stigma di una malattia degenerativa, sconfitto dall’Alzheimer e da una parkinsonite che hanno preso possesso di lui, isolato nello stato confusionale in cui lo relega la demenza, e noto in me rinnovata la dignità di un padre. Cerco di controllare quel senso di perdita, che peraltro ho sempre avuto nei confronti della figura di “padre” vissuta in lui, che mi pervade quando lo osservo, quando lo ascolto mentre si tormenta nel riconoscere la realtà fisica che lo circonda, pervaso dalla sola memoria nitida di un remoto passato, mentre nebulosamente cerca un ricordo recente che gli sfugge quanto più cerca di afferrarlo. Cerco di controllare il bisogno di sostenerlo, di prenderlo in braccio quando barcolla, a volte cadendo pure, perché i tremori vincono quel suo fragile e nervoso corpo preda ormai degli anni e della malattia. Ancora sono la sua figlia adorata (anche se nel mostrare e vivere le affettività non è mai stato un granché), eppure ogni giorno guardo quegli occhi che hanno sempre più lo sguardo tipico della demenza, per cercarmi e ritrovarmi nella sua mente, sgomenta di scoprire che, una mattina, potrebbe non riconoscermi più.
Non riconoscersi più.

«nella vita nulla ritorna tranne i nostri errori»ultima modifica: 2016-12-19T22:56:43+01:00da cathy63
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