Il Cenone della Vigilia, dalle mie parti

Il cenone tradizionale della vigilia di Natale ma anche del 31 dicembre dalle mie parti è a base di pesce, che siano frutti di mare, crostacei o pesce, tutto fa …mare! Una buona cena comincia presto, intorno alle 20.00 e la tavolata prevede almeno 15 o 20 commensali, tutti parenti di primo ed anche secondo grado e qualche parente acquisito, perché no! Comunque, sempre pronti a “aggiungi un posto a tavola che c’è il parente in più” che non si sa mai si decida la zia Concettina che sono dieci anni che sta chiusa in casa sua e non esce mai per tutti quei dolori, ma che dice “se l’artrosi me fa scennere ce vengo, sennò me fate à nappatella ” La tavola è apparecchiata come si deve: tre o quattro tavole prese a prestito dall’attrezzatura da giardino e campeggio ed unite nel salone, le sedie rimediate qua e là anche dai vicini, tovaglia del corredo che se non la usi mò e quando la metti più (che poi sò ca…voli a lavare e stirare con tutti quei ricami!), le stoviglie del servizio buono, porcellana Ginori, conservate un anno intero apposta per la tavola “apparicchiata” di Natale, bicchieri di cristallo, posate d’argento (e che se non si mettono a Natale hanno voglia a fare polvere nella cristalliera!), bottiglie di vino ed acqua a volontà. La tradizione vuole che si comincia con la mozzarella, non una mozzarella, ma LA MOZZARELLA, rigorosamente di bufala, quella di Aversa al massimo di Mondragone, quella a pasta elastica che quando la premi tra due dita, pollice ed indice, addà caccia la goccia di latte, sennò desisti e che pazziamme!!! La mozzarella si sposa solo con prosciutto crudo, quello buono, doce doce ca se squaglia ‘mmocch’: antipasto all’italiana! Un tocco esotico, cà nun c’azzecca niente con la tradizione, ma fa tanto chic, lo danno le tartine con acciughe e con salmone affumicato, quello norvegese, e poi caviale e gamberetti che affogano un un cocktail di salsa rosa; non mancano tra gli antipasti ostriche fresche fresche che di più non si può (vogli’ verè chi è sape arrapì!), innaffiate dal limone ed accompagnate da una bevuta di champagne, che poi è spumante italiano, si sa… Seguono, tanto per gradire, involtini di bresaola e ricotta, chell’è fuscella e nù poche e pizza cà scarola, quella di mezzogiorno, che non guasta anzi, stimola l’appetito! questo in attesa del primo piatto! Dopo un’ora circa viene servito lo spaghetto a vongole da donne indaffarate che vanno avanti e indietro tra cucina e salone e che nun è vir’ maje assettate, mangiano in piedi! Si cucina al momento e sennò che freschezza è! Dunque, lo spaghetto alle vongole veraci: poche regole ma buone, lo spaghetto deve essere ruvido, addà azzeccà l’uoglio do cundimiento mentre la vongoletta addà essere verace, m’arracummanne (addà spruzzà ancora, mentre la metti in padella!) e, rigorosamente nel guscio, accompagna la forchettata in uno sposalizio di sapore!!! “Non dimenticare il rametto di prezzemolo a profumare e decorare” mi intima la mamma, che mi vuole insegnare, ma pare che me sta a cazzià. Mentre si aspetta il secondo piatto, più o meno ancora una mezzora, fanno la comparsa sulla tavolata, nell’ordine: na’ nzalate e rinforzo, con il giardiniera di ortaggi e peperone pupaccella (è forte, marò si è forte!!!!), cavolfiore all’insalata, broccoli di natale, ed ancora sott’olio e sott’aceti delle conserve della nonna, fatte a mano, letteralmente spremmute e cunzervate sott’uoglio d’aulie, tutte verdure cà sulamente inda ‘sti feste se ponno magnà! A questo punto, in cucina si finisce di fregolare e friggere e giunge a tavola lui, si lui, “o’ pezzull’e baccalà fritt’ “, che può essere pure di mezzo chilo, semp’ nu pezzullo è! Sto benedetto baccalà è buono, buono assaje, ma mentre lo prepari (il baccalà si deve ben bagnare per qualche giorno per scaricare il sale!), t’impregna na’ casa e na’ cucina di una puzza che ci vuole la maschera antigas per una settimana, e chell’addore ‘e frittura (in pastella mi raccomando!) ti rimane addosso che dopo hai voglia a togliere maglie e camicie, pure la pelle t’avissa a scurticà…. però è squisito…..!! ve lo posso giurare! Insieme ò baccalà fritto arriva il non plus ultra della frittura della vigilia: Signore e Signori ohohohohohhooohh O’ Capitone, O’ Re (e ci credo,con quel che costa!), protagonista dei nostri cenoni e di tante nostre commedie tragicomiche… Io ho voglia a dire a mia mamma che -o’ capitone ammè nu’ me piace-, ma lei “per devozione, lo devi mangiare!” afferma convinta…. ed io, subisco…. per devozione e buon augurio, caggia fa! E non finisce mica qui la cena!….naaaa! Il secondo arriva (marò… nun ne posso chiù…. sono piena come un uovo….) e guai a dire “no, grazie, sono sazia!”, la rivolta della cuoca è assicurata, mia mamma afferma quasi incollerita: “avita ‘a mangià, e chè ho passato na jurnata in cucina pe fà rummanì u’ mangià?” E serve, uno a testa, pesce in cartoccio, spigola od orata, a seconda di quello che il mercato del pesce ha offerto del pescato; na ‘nzalatella mista, doje patanelle al forno…… e sono pronta per l’ospedale, rianimatemi! Almeno siamo a termine, no?….. nooooo! Ops!… ci sono i dolci, e già, i dolci della tradizione partenopea: gli struffoli, che sono palline di pasta croccante al miele con tanti confettini colorati e canditi, poi c’è il roccocò, biscotto di mandorle miele ed albumi, sponsorizzato dall’associazione dentisti italiani pecchè è accussì tuosto che se lo mangi senza spugnarlo un poco garantisci il lavoro ai suddetti per tutto l’anno nuovo che arriva! e poi frutta secca, cassata, rigorosamente palermitana, e che sennò non vale, – “je l’aggia viste e scennere dalla nave dritta dritta dalla Sicilia” ha confermato lo zio Peppino che l’ha portata lui come contributo alla cena ed io ce credo, haivistomai! Il vino scorre a fiume quando è in piena: rosso di Gragnano o un Aglianico, mescolato in allegria insieme al vinello della vigna della Zia Rosaria, un un bianco Greco di Tufo, l’ammaro, ò limoncello col panettone e col pandoro (pe nun dispiacè i milanesi e pure i veronesi), ed infine il caffè, nero, forte e bollente che s’è fatta ora: ò bambiniello sta pè nascere…
Auguri a tutti!!! Baci ed abbracci e saltano i tappi dello spumante, amabile mi raccomando per le bocche meno avezze… ed al Veglione del 31 si replica, m’arraccumanne!!!

Pubblicato in blog

«nella vita nulla ritorna tranne i nostri errori»

Credevo che, invecchiando, mio padre andasse rafforzando i lati peggiori del suo carattere. Invece era la malattia che agiva su di lui. Destino, non direi: è stata solo sfortuna Osservo il mio anziano genitore ferito da un dolore inguaribile, segnato dallo stigma di una malattia degenerativa, sconfitto dall’Alzheimer e da una parkinsonite che hanno preso possesso di lui, isolato nello stato confusionale in cui lo relega la demenza, e noto in me rinnovata la dignità di un padre. Cerco di controllare quel senso di perdita, che peraltro ho sempre avuto nei confronti della figura di “padre” vissuta in lui, che mi pervade quando lo osservo, quando lo ascolto mentre si tormenta nel riconoscere la realtà fisica che lo circonda, pervaso dalla sola memoria nitida di un remoto passato, mentre nebulosamente cerca un ricordo recente che gli sfugge quanto più cerca di afferrarlo. Cerco di controllare il bisogno di sostenerlo, di prenderlo in braccio quando barcolla, a volte cadendo pure, perché i tremori vincono quel suo fragile e nervoso corpo preda ormai degli anni e della malattia. Ancora sono la sua figlia adorata (anche se nel mostrare e vivere le affettività non è mai stato un granché), eppure ogni giorno guardo quegli occhi che hanno sempre più lo sguardo tipico della demenza, per cercarmi e ritrovarmi nella sua mente, sgomenta di scoprire che, una mattina, potrebbe non riconoscermi più.
Non riconoscersi più.